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Il volto che non ricordo

L'inverno stava arrivando.

Non era ancora quello vero, ma si sentiva nell'aria. Le giornate diventavano più corte, la luce cambiava prima del solito e per strada la gente cominciava a camminare più in fretta.

Una strada d'inverno

L’inverno stava arrivando.

Passavo lungo una via che conoscevo bene quando una persona mi salutò.

Mi fermai un momento. La guardai. Il volto mi sembrava conosciuto, quasi sicuro di averlo già visto, forse molte volte. La mia mente cercava qualcosa — un nome, un posto, una situazione — come quando hai davanti i pezzi di una fotografia strappata e cerchi di rimetterli insieme.

Ma l'immagine non si ricomponeva.

Sorrisi, risposi al saluto e ripresi la mia strada.

Poco più avanti successe di nuovo. Un'altra persona mi salutò con naturalezza, come si saluta qualcuno che si conosce da tempo. Ancora una volta cercai dentro di me. Chi era? Dove l'avevo incontrata? Avevamo lavorato insieme? Eravamo stati amici?

Niente. C'era soltanto quella sensazione strana: sapere che quella persona apparteneva alla mia vita e, nello stesso tempo, non riuscire più a trovare il punto preciso dove collocarla.

Un volto difficile da riconoscere

Un volto conosciuto, ma senza più un nome.

Mentre camminavo, iniziai a pensare a quante cose avevo fatto. Posti, persone, lavori, viaggi, giornate che un tempo dovevano sembrarmi importanti. Quanto ne conservavo davvero?

A volte mi sembra che nella mia memoria ci sia un vuoto. Non so dire quando sia comparso. Forse dopo un periodo in cui sono stato male. Forse dopo uno di quei momenti in cui la vita ti mette davanti qualcosa che non avevi previsto. Forse è arrivato lentamente, senza che me ne accorgessi.

O forse — mi piace pensarlo così — la mia mente ha sparpagliato certi ricordi, li ha rotti in pezzi come quella fotografia, quasi per non farmi troppo male. Forse non era solo smemoratezza. Forse era anche un modo per proteggermi, per portare il peso un poco alla volta invece che tutto insieme.

Ci sono anni limpidi e altri avvolti nella nebbia. Persone di cui riconosco il tratto ma non il nome. Altre di cui ricordo il nome ma non riesco più a mettere a fuoco il viso.

La vita non cancella sempre tutto in una volta. A volte porta via qualcosa poco alla volta — un nome, una voce, un luogo, una conversazione. E te ne accorgi solo quando qualcuno ti incontra, ti sorride e ti chiama come se tra voi ci fosse una storia intera.

Tu sorridi a tua volta. Ma dentro di te stai ancora cercando di capire quale.

Ricordi e fotografie frammentate

Alcuni ricordi restano, anche quando non riusciamo più a ricomporli.

L'inverno intanto continua ad avvicinarsi. E forse è proprio questo che mi spaventa un po': non il freddo, non gli anni che passano, ma l'idea che insieme al tempo possano andarsene anche alcune delle persone e delle cose che ho vissuto.

Ho avuto una famiglia bella. Non vivono più tutti sotto lo stesso tetto, ma restano le persone più care della mia vita — questo non è mai cambiato e non cambierà.

Ho lavorato, ho conosciuto tanta gente, ho avuto soddisfazioni e anche delusioni. Momenti felici e altri più difficili, in cui ho sofferto senza capire bene perché.

E poi ci sono loro. Due amici che mi porto dentro in un modo diverso da tutti gli altri. Uno lo sento alla mia destra, l'altro alla mia sinistra, come se camminassero ancora al mio fianco. Mi accompagnano, mi consigliano, mi migliorano — anche adesso. Non serve dire altro su di loro. Chi ha vissuto qualcosa di simile capisce da solo.

Non so bene in che stagione sono. Forse l'autunno, forse l'inverno che si avvicina davvero. So che sarà più pesante per me. Ma scherzo, faccio battute, mi prendo un po' in giro — serve ad animarmi, a farmi ridere prima che a farmi pensare troppo.

Un giorno, forse, mi siederò accanto a qualcuno. Parleremo, come si parla con un vecchio amico. E io non saprò chi è.

Per strada, un'altra volta, qualcuno mi fermerà. «Come stai? Ho visto tua moglie, i figli, tutto bene?» Mi parlerà così, come si parla a chi si conosce da una vita intera. E io risponderò, sorriderò, dirò qualcosa di educato. Ma dentro di me non ci sarà nulla. Nessun nome, nessun luogo, nessuna storia che torna a galla.

Non credo che tutto tornerà. Alcuni pezzi resteranno dove sono.

Quello che oggi non riesco a dire resta lì, in sospeso. Non aspetta di tornare. Resta soltanto lì.

Forse la memoria non è soltanto quello che riusciamo a raccontare. Forse qualcosa rimane anche quando non sappiamo più dargli un nome. Come quel volto incontrato per strada: so che lo conoscevo, non so più da dove.

E forse non lo saprò mai più.

Ma per qualche ragione, mentre vado avanti, sento che una parte di me lo ricorda ancora — anche se frammentata, anche se non si ricompone.